venerdì

Iniziativa di protesta popolare

Oggetto: Il conflitto d’interessi del presidente del consiglio

Quest’appello è rivolto a tutti coloro che sono profondamente preoccupati della sovraesposizione di potere del “
nostro” presidente del consiglio, e c’è ragione di credere che non siano pochi.
Qualcuno ha scritto a proposito del risultato delle elezioni politiche italiane che l’antiberlusconismo è scomparso dal parlamento. E’ vero, fatto salvo per Di Pietro e dei suoi pochi parlamentari, non vi è più alcuna forza di contrasto.
Non è scomparso però Berlusconi e soprattutto il suo macroscopico conflitto d’interessi.
Pare evidente, viste le attuali rappresentanze parlamentari, che non esistano in questa legislatura forze sufficienti a portare avanti una proposta di legge sul conflitto d’interessi scritta in modo sensato e democratico.
Possiamo farlo noi cittadini. Come?
Basterebbe riflettere sul fatto che non siamo solo elettori da solleticare a ogni turno elettorale, ma che possiamo usare il potere del cosiddetto “consumatore consapevole”, invece di vestire i panni del consumatore passivo.
L’attuale presidente del consiglio è proprietario di tre reti televisive, di
un giornale, nonché di varie testate facenti capo al gruppo Mondadori (oggetti del conflitto suddetto). La sua ricchezza deriva principalmente dalle entrate pubblicitarie delle sue proprietà con le quali e per le quali condiziona i palinsesti televisivi ed editoriali e quindi la cultura e la politica del paese.
Il messaggio è molto semplice: tutto ciò che fa audience e quindi richiama pubblicità è buono. Il resto va soppresso. Per questo motivo nelle sue reti trovano spazio anche trasmissioni che stringono l’occhiolino alla parte politica avversa: davanti alle leggi di mercato siamo prima di tutto e soprattutto consumatori!
Prendiamone atto dunque
.

Cosa si può fare? Possiamo diventare consumatori critici e con questo ruolo gestire un grande potere.
Cosa significa praticamente?
Una piccola premessa: ogni volta che acquistiamo un prodotto che viene pubblicizzato in televisione o sulla carta stampata paghiamo anche una percentuale dei costi pubblicitari che il produttore riversa sul consumatore. Come una tassa. A differenza di una tassa, però, quei proventi non sono destinati alla costruzione di scuole o di strade, ma vanno dritti nelle tasche del nostro presidente venditore.
Sissignori, questo non è nient’altro che un presidente vù cumprà.
Se qualcuno crede ancora di poter resistere alla forza della pubblicità è sufficiente che guardi nella sua dispensa e verifichi quanti prodotti pubblicizzati vi trova.
Le aziende investono miliardi in pubblicità allo scopo di guadagnarsi fette di mercato e di consolidarle. Ma, se a questi miliardi investiti corrispondesse, invece che un aumento, una perdita di quote di mercato?
Anche in piccole percentuali sarebbe per le aziende un dato inquietante.
Un’azione concertata su scala nazionale che coinvolge milioni di Consumatori Democratici nel "punire" le aziende che fanno pubblicità sulle reti Mediaset o su Mondadori potrebbe sviluppare una sorta di reazione a catena dagli esiti sorprendenti.
Ora, supponiamo di disporre di un elenco dettagliato e aggiornato delle marche dei prodotti che vengono pubblicizzati sulle reti Mediaset e sulle riviste Mondadori, a partire dai marchi delle aziende che più investono… Non trovate che sarebbe una cosa facile decidere di non acquistare tali prodotti a favore di altri non pubblicizzati su quei canali? Un semplice gesto davanti agli scaffali del supermercato potrebbe diventare un atto politico incisivo. Sarebbe un atto legale e un'efficace forma di protesta.
Trasformiamoci dunque in Consumatori Democratici (CD), magari sfoggiando una piccola spilla a forma di compact disc (CD appunto, vedi sotto), col motto:
Questa volta suoniamo noi!
Non sarebbe
nemmeno necessario scendere in piazza con striscioni e facce rabbiose. Le nostre scelte d'acquisto colpirebbero il reo laddove più ci sente: il portafogli.
L’iniziativa potrebbe coinvolgere Beppe Grillo e i suoi meetup, Di Pietro e l’Italia dei Valori, le organizzazioni dei partiti di sinistra estromessi dal parlamento in quest’ultima tornata elettorale e tutti i liberi cittadini che credono ancora nella democrazia e nei suoi valori.
L'azione di protesta potrebbe avere inizio in un giorno preciso dell’anno denominato CD Day, previa comunicazione alle aziende interessate che da quel giorno un fiume di consumatori smetterà di consumare i prodotti pubblicizzati nei canali di proprietà del presidente del consiglio.
L'iniziativa potrebbe perdurare fino a quando il nostro caro presidente non decide di abbandonare o le sue aziende o la sua carica politica, cioè fino a quando avrà fine il suo conflitto d’interessi.
Provate a immaginare la reazione delle aziende di fronte allo sviluppo di una simile campagna su vasta scala. La paura della perdita dei profitti!
Si potrebbe innescare un processo a catena di abbandono di massa dei canali pubblicitari berlusconiani a favore di altri. Provate a immaginare se succedesse davvero questo… Non si deve rinunciare a nulla, solo scegliere un prodotto anziché un altro. Un piccolo sforzo di ognuno di noi potrebbe portare a un grande risultato. In questi anni non vi è riuscita nessuna maggioranza di centrosinistra. Facciamolo noi!
Quindi gridiamo: basta col presidente vù cumprà! viva i CD e ricordate:
questa volta suoniamo noi!


Un libero cittadino (almeno per ora)

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